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Uganda: i colloqui riprendono nonostante le difficoltà |
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28 settembre 2006: L’esercito ugandese ha dichiarato questa settimana che i ribelli dell’LRA hanno rotto i termini dell’accordo per la cessazione delle ostilità, firmato un mese fa. Secondo i termini della tregua l’LRA doveva raccogliere nelle passate settimane i propri ribelli in punti prestabiliti nel sud Sudan, ai ribelli erano state date tre settimane per radunarsi, ma l’UPDF (Uganda People’s Defence Forces, esercito ugandese) ha detto che i ribelli hanno cominciato ad spostarsi da questi punti verso il Nilo, ad ovest.
La scadenza per i ribelli di radunarsi nei campi è scaduta la scorsa settimana, ma non è chiaro se tutti i ribelli si siano attenuti ad essa. Poco tempo fa girava la voce che Joseph Kony (leader dell'LRA) fosse arrivato ad uno dei punti di raduno ma cio’ non è mai stato verificato.
Sabato scorso il team di negoziazione dell’LRA ha minacciato di andarsene dalle trattative dichiarando che l’esercito ugandese ha assediato i propri ribelli al campo di Owiny Ki-Bul; dichiarazione contestata dal comandante Aronda Nyakairima, che ha affermato come l’esercito fosse a 45 km dal campo, avvertendo comunque l’LRA che se le trattative fallissero le sue forze scoveranno i ribelli, minaccia che potrebbe peraltro aver istigato alla fuga, secondo alcuni leader locali di Kitgum.
Il vice di Kony, Vincent Otti, aveva affermato poco tempo fa che i ribelli erano seriamente intenzionati nei confronti dei colloqui ma chiedevano comunque che le accuse nei loro confronti cadessero.
Il gen. Nsiona, della provincia orientale della Repubblica Democratica del Congo, aveva dichiarato una settimana fa che 50 ribelli, che vivevano nel parco nazionale di Aru, avevano cominciato a muoversi verso il Sudan, camminando lungo il fiume Kibali dopo aver vissuto lì per un anno attaccando anche la gente del posto.
Una settimana fa circolava la notizia che lo stesso Kony avesse lasciato il suo nascondiglio nel Garamba National Park nella Repubblica Democratica del Congo per muoversi verso uno dei punti di raduno.
Il maggiore Felix Kulaigye, un portavoce dell’esercito ugandese, ha detto mercoledi scorso che i ribelli che si erano radunati nel sud Sudan ora se ne sono andati, aggiungendo che, se continuasse in questo modo, l’esercito sarà costretto a comportarsi di conseguenza.
Alcuni abitanti di Pajok, nella provincia di Equatoria del Sudan, secondo l’IRIN, hanno affermato che almeno 1000 ribelli avrebbero lasciato l’area. Kulaigye ha detto che un altro gruppo di ribelli, guidato da Okot Odhiambo (uno dei cinque comandanti dell’LRA ricercati dall’International Criminal Court) si è spostato dal confine fra Uganda e Repubblica Democratica del Congo verso la regione ovest del Nilo.
Al contrario Martin Ojul, capo del team ribelle che sta negoziando, ha detto ai reporter di non sapere niente circa i ribelli che hanno lasciato i punti di raduno, insistendo sul fatto che migliaia di ribelli siano invece presenti nei due campi.
I ribelli hanno chiesto comunque che le accuse dell’ICC cadano prima dell’accordo di pace, ma il presidente ugandese Museveni ha detto mercoledì scorso in un talk show ad una radio che questo non potrà accadere prima dell’accordo.
Museveni ha dichiarato che “se le accuse cadessero i ribelli diverrebbero intoccabili… la rimozione [delle accuse] sarà un premio per la loro firma agli accordi. Comunque voi [ribelli] morirete nelle nostre mani o nelle mani dell’ICC… se i colloqui fallissero scoveremo quei terroristi perché il Governo è sempre lì per combattere e proteggere i civili. L’esercito ora è molto forte ed ha tutte le ragioni per distruggere questi terroristi”.
Sempre mercoledì Vincent Otti ha dichiarato che “nessun soldato dell’LRA tornerà a casa prima che siano cancellate le accuse”. I colloqui fra Governo e l’LRA sono ripresi comunque a Juba nonostante accuse e contraccuse da entrambe le parti.
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