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30 agosto 2006: Dopo vent'anni di conflitto, il governo ugandese ha siglato sabato 26 agosto un cessate il fuoco con i ribelli del Lra (Lord's Resistance Army) di Joseph Kony. L'accordo di Juba, in sud Sudan, è diventato operativo martedì mattina, e se sarà effettivo potrebbe rappresentare una svolta epocale per la storia dell'Uganda.
Aspettando Kony. La tregua concede ai ribelli tre settimane, fino al 12 settembre, per radunare le loro truppe nel sud Sudan, dove saranno protetti dal governo sudanese della regione meridionale. A quel punto, potranno continuare i colloqui di pace e parlare finalmente di una trattativa definitiva, più volte annunciata e altrettante rimandata. I ribelli sono attesi a Owiny-ki-Bul, a 32 chilometri dal confine e nel lato est del Nilo Bianco. Sulla sponda opposta, a Ri-Kwangba, dovrebbe arrivare Kony, perchè la sua ultima base si trova nelle vicinanze. E' ancora presto per dire se questa sia la volta buona, ma l'ottimismo è concesso, perchè si tratta della prima cessazione delle ostilità accolta da entrambe le parti in causa e formalizzata, firmata e controllata. La tregua, che non fornisce indicazioni sul disarmo dei ribelli e sulla loro reintegrazione nella società ugandese, è stata raggiunta anche grazie alla mediazione dei diplomatici del sud Sudan, capeggiati dal vice-presidente della regione, Riek Machar.
Fine delle atrocità? Vincent Otti, uno dei leader del Lra, ha annunciato la firma dell'accordo domenica, attraverso la stazione radio Mega Fm, emittente che ha sede a Gulu, nel nord dell'Uganda, informando i combattenti che la lotta è finita e che è arrivato il tempo di tornare a casa. L'annuncio era rivolto ai numerosi ribelli sparsi tra il nord dell'Uganda, l'est del Congo e il sud del Sudan e la scelta della radio non è stata casuale. I miliziani, infatti, sono divisi in tanti piccoli gruppi e vivono perlopiù nascosti, per cui molti di loro potrebbero non venire a conoscenza della tregua per giorni. Il presidente ugandese Yoweri Museveni, invece, è intervenuto martedì per ordinare ai soldati dell'Updf (Uganda People's Defence Forces) di cessare le operazioni contro i ribelli. Da martedì, l'esercito potrà sparare solo in difesa dei civili, come ha dichiarato il maggiore Felix Kulayigye. Non si è esposto ufficialmente, invece, Joseph Kony, ma in questi anni di guerriglia si è visto ben poco, anche se è lui il leader principale del Lra dal 1986, quando si è messo alla testa di questo gruppo ribelle, mescolando questioni politiche e misticismo religioso, autodichiarandosi un profeta cristiano in lotta per i diritti della comunità Acholi, che vive in nord Uganda. I membri del Lra sono famosi per le atrocità compiute, soprattutto sui civili Acholi, e il loro segno distintivo è il taglio della lingua e delle labbra.
Amnistia per un criminale. Secondo le Nazioni Unite circa 25 mila minori sono stati rapiti in questi anni, trasformati in bambini soldato o in schiavi sessuali, mentre gli sfollati sarebbero almeno 1,7 milioni. Ha fatto discutere la decisione di Museveni, il quale ha offerto un'amnistia agli uomini di Kony, che si dichiara innocente, anche se la Corte penale internazionale ha emesso dei mandati di cattura contro lui e altri leader ribelli, accusandoli di crimini di guerra e contro l'umanità. Gli attivisti per i diritti umani hanno condannato la posizione del presidente ugandese, ma Museveni ha replicato che la pace è più importante di un processo internazionale.
Fonte: Peace reporter |